L’amor di Patria, l’orgoglio nazionale e il mos maiorum della Bassa
Qua la Parte Prima, la Parte Seconda e la Parte Terza
Prendiamo uno a caso. Anzi, prendiamo quello che, in questo mondo a trazione anglosassone, è considerato il più grande: prendiamo Shakespeare. Più di un terzo delle sue opere sono ambientate in Italia (arriviamo a più di metà se consideriamo anche i semplici riferimenti al bel paese), o meglio nelle varie realtà dell’Italia preunitaria (e con una punta di orgoglio personale in più, posso dire che più di un terzo, di questo terzo abbondante, ha come sfondo i territori della Serenissima) o nella grande Roma antica. All’interno di questa quarantina di sue opere che sono giunte fino a noi, i riferimenti al nostro paese sono più di 800, e le scene qui ambientate oltre 100.
Se analizziamo la restante parte della sua produzione, un altro terzo abbondante è ambientato in Inghilterra o nei paesi storicamente a lei legati, la parte rimanente è dedicata al resto del mondo. Se la presenza di numerosi racconti legati all’Inghilterra è perfettamente giustificabile, un numero così elevato di rimandi al nostro paese non può che essere indice di forte predilezione, ammirazione e amore per questi luoghi (con tutto ciò che contengono) universalmente riconosciuti come particolarmente benedetti da Dio.
Lo stesso si può dire prendendo in esame quello che viene considerato il numero uno nel campo musicale, ovverosia Mozart: quasi tutte le sue opere liriche sono in lingua italiana (nonostante il fatto che l’Italia all’epoca non esista ancora come entità statale, ma soltanto come realtà culturale) e la gran parte di queste opere sono ambientate in Italia.
Potremmo continuare così a lungo, in quanto la potente passione per l’italianità di questi due eminenti personaggi non è certo un caso isolato, era anzi la regola, e questo non solo in riferimento agli autori stranieri ma anche e soprattutto a riguardo degli artisti italiani, almeno fino al secondo dopoguerra… almeno fino all’applicazione sul nostro popolo delle strategie di rieducazione frutto degli studi di Theodor W. Adorno sulla “Personalità autoritaria”.
“L’insigne” sociologo tedesco, fuggito negli stati uniti a causa delle persecuzioni naziste, aveva individuato in quello che lui definiva “carattere autoritario” l’elemento caratterizzante della personalità italiana, che aveva permesso agli italiani stessi di essere così determinati, bellicosi e cocciutamente antidemocratici, insomma di essere così pericolosi per i nuovi dominatori.
Secondo il nostro “amico” le tendenze antidemocratiche, ovvero il cosiddetto “fascismo potenziale”, si manifesterebbero attraverso un insieme coerente di valori, opinioni e atteggiamenti che trarrebbe la propria origine da strutture della personalità profondamente radicate.
Descriviamo brevemente gli strumenti di indagine, idonei a rilevare tali insiemi di credenze ideologiche, ideati a tale scopo:
La Scala A-S (Scala di antisemitismo):
Evidenzia «opinioni stereotipe negative descriventi gli ebrei come pericolosi, immorali, categorialmente diversi dai non-ebrei, e atteggiamenti ostili incitanti a varie forme di restrizione, esclusione, soppressione come mezzi per risolvere il “problema ebraico”».
La Scala E (Scala dell’etnocentrismo):
Dichiara che il pregiudizio antisemita si accompagnava a tendenze generali quali: tendenza all’uso di stereotipi, adesione ai valori della classe media, fede nella purezza morale, timore di contaminazione. morale. Questi caratteri connessi alla questione ebraica, vengono messi in relazione anche con un pregiudizio ben più ampio e generalizzato denominato etnocentrismo.
La Scala PEC (Scala del conservatorismo politico-economico):
Qui troviamo affermazioni come:
“In generale, la piena sicurezza economica è dannosa: la maggior parte degli uomini non lavorerebbe se non avesse bisogno di denaro per mangiare per vivere”.
“La maggior parte dei controlli governativi sul mondo degli affari dovrebbe continuare anche ora che la guerra è finita”.
La Scala F (Scala di fascismo potenziale):
Questa scala della personalità autoritaria, individua alcune “terribili” caratteristiche del cosiddetto “individuo autoritario”, accompagnate da alcune frasi esemplificative che mettono in evidenza la “perversità” di questi individui autoritari e gli aspetti “negativi” da estirpare:
– Convenzionalismo: adesione rigida ai valori della classe media.
“Si dovrebbe evitare di compiere in pubblico atti che sembrano scorretti agli altri, anche se sappiamo che non c’è niente di male”.
– Sottomissione all’autorità: proiezione in contesto più ampio della sottomissione al padre.
“L’obbedienza e il rispetto per l’autorità sono le virtù più importanti che i bambini dovrebbero imparare”.
– Aggressività autoritaria: condannare chi rifiuta i valori convenzionali.
“Nessun insulto al nostro onore dovrebbe mai restare impunito”.
– Anti-intraccezione: opposizione agli individui di animo tenero, avversione al mondo sensuale ed emotivo, attenzione agli aspetti fisici e materiali della vita.
– Superstizione e stereotipia: pensiero in categorie rigide e credenza nel destino dell’individuo.
“Non è una semplice coincidenza. Il Giappone ebbe un terremoto il giorno di Pearl Harbor”.
– Potere e durezza: identificazione con le figure di potere e divisione in forte-debole.
“Ciò che occorre al nostro paese è un numero inferiore di leggi e di enti e un numero maggiore di capi coraggiosi in cui la gente possa riporre fiducia”.
– Cinismo e distruttività:
“La familiarità genera il disprezzo”.
– Proiettività: credere che eventi pericolosi accadano nel mondo.
“Le nostre vite sono governate da complotti tramati in segreto dagli uomini politici”.
– Preoccupazione per la sessualità.
Una volta individuato questo “sistema coerente di valori, credenze e atteggiamenti” attraverso il quale si manifesta la “personalità autoritaria” si rendeva necessaria la sua eliminazione. Ma come metterla in atto e con quali strumenti? E poi, che cosa centra Giovannino? E il valore educativo della sua opera che c’azzecca?
Lo vedremo nel prossimo articolo.
