Vi proponiamo una breve anticipazione dei testi originali tratti dello spettacolo teatrale “Bentornati a scuola”, che si terrà Domenica 11/02/24 presso il teatro di S. Giorgio in bosco (PD) alle ore 16, durante il quale verranno messe in scena le riduzioni teatrali inedite di due favole di Guareschi.
Si spengono le luci, si apre il sipario:
buon divertimento!
BENTORNATI A SCUOLA
Il sipario si apre su una classe vuota. Suona la campanella ed entrano disordinatamente gli alunni che piano piano vanno a prendere posto fra i banchi. Entra dunque l’insegnante:
INSEGNANTE: “Buongiorno ragazzi! Silenzio, su, da bravi, inizia la lezione”.
“Allora, come sono andate queste vacanze natalizie?”
RAGAZZI (disordinatamente): “Bene”, “Insomma”, “Sono finite troppo presto”, etc.
INSEGNANTE: “Bene, bene, ma adesso iniziamo davvero.
Allora, spero che abbiate studiato perché, come vi avevo annunciato, oggi si interroga. Avete avuto a disposizione tutte le vacanze di Natale per prepararvi e quindi non voglio sentire scuse”
RAGAZZI: mormorio
INSEGNANTE: “Silenzio! Allora, vediamo chi sarà il primo fortunato…mmm…vediamo, vediamo…Martino”.
MARTINO: “Noooooooo!”
INSEGNANTE: “Forza Martino. Non fare il pagliaccio. Non ti mangio mica!”
MARTINO: “Maestra, facciamola finita! Mi mangi pure così almeno ho finito di soffrire!”
INSEGNANTE: “Andiamo Martino! Smettila di fare la tragedia greca!”
MARTINO: “E invece è proprio una tragedia greca. Mio padre mi ha detto: “O te impari a storia de sta Atene e de sta Troia, o te spaco a testa!”.
INSEGNANTE: “ A parte il fatto che semmai sarà Sparta e non Troia, mi par di capire che non sei molto preparato sulla storia greca…”
MARTINO: “Esatto…”
INSEGNANTE: “Nessun problema, ti interrogherò sulla storia romana”
MARTINO: “A suo rischio e pericolo”
INSEGNANTE: “Martino! Adesso basta!”
MARTINO: “Ma maestra! A Natale siamo tutti più buoni!”
INSEGNANTE: “Martino…è il 14 gennaio”
MARTINO: “Maestra! Lei mi sta discriminando!”
INSEGNANTE: “Ma Martino! Cosa dici! Perché mai io ti starei discriminando dicendoti che siamo al 14 di gennaio?”
MARTINO: “Perché io mi percepisco al 25 dicembre! Se un maschio può percepirsi come femmina, io, il 14 di gennaio, non posso percepirmi al 25 di dicembre?”.
INSEGNANTE: “Vattene subito al posto prima che mi venga in mente di percepirmi come una tua coetanea per poterti picchiare senza rischiare di essere messa in carcere”.
Martino va al posto e l’insegnante ricomincia a cercare fra i nomi sul registro la prossima vittima:
INSEGNANTE: “Allora…vediamo, vediamo…dai Pietro, vieni tu”.
PIETRO: si fa il Segno di Croce e con le mani giunte e lo sguardo rivolto verso l’alto si avvicina, biascicando delle preghiere, alla cattedra
INSEGNANTE: “Ascolta Pietro, siamo nel periodo delle guerre puniche, i Romani sono alla vigilia della battaglia di Canne, nella quale moriranno praticamente tutti…ecco…se tu volessi aiutarli, cosa diresti loro?”
PIETRO: “Un l’eterno riposo, signora maestra!”
INSEGNANTE: “Ma Pietro! Ma che cosa centra?”
PIETRO: “Ma signora maestra! L’ha detto lei che muoiono tutti!”
INSEGNANTE: “Mmmm…forse non ci siamo capiti. Proviamo così: tu sei uno dei soldati romani che parteciperanno alla battaglia di Canne. Se tu potessi comunicare con i tuoi compagni di classe che sono qui oggi nel 2024, che cosa diresti loro?”
PIETRO: “Vi prego amici! Dite un l’eterno riposo per me!”
INSEGNANTE: “Bastaaaaa! Vai al posto altrimenti te lo faccio io il funerale!”
“Per oggi direi che basta così con le interrogazioni. Spero almeno che abbiate fatto il tema che vi avevo assegnato. Com’era? Ah, si: “Scrivi una favola di Natale”…Giovanni Maria…sentiamo il tuo.
GIOVANNI MARIA: “Certo signora maestra. Allora…
Giovanni comincia a leggere e il sipario si chiude. Si toglie la scenografia scolastica si prepara quella per la prima favola: “Vita con la madre”
(intermezzo tra le due favole)
La prima favola è finita, si chiude il palco e si procede al cambio di scenografia, ripristinando quella scolastica. Tutti i compagni di Giovanni applaudono:
INSEGNANTE: “Bravissimo Giovanni Maria. Complimenti davvero. Un bel Dieci non te lo toglie nessuno.”
Si alza in piedi si mette il cappotto e la borsa mentre dice:
“Bene ragazzi, L’ora è finita. Abbiamo cominciato malino ma abbiamo finito in bellezza. Ora lascio il posto alla maestra Maria. Arrivederci”
Se ne va mentre entra Maria. Le due insegnanti si salutano e scambiano qualche battuta sull’andamento della giornata, quindi Diletta esce definitivamente e Maria prende posto:
INSEGNANTE: “Buongiorno ragazzi!”
RAGAZZI: “Buongiorno maestra!”
INSEGNANTE: “La maestra Diletta mi ha detto che siete un po’ arrugginiti dopo le vacanze di Natale”
MARTINO: “Nooooo, maestra! Per pietà! Non metta in giro queste voci: se mio padre viene a sapere che sono arrugginito, poi mi unge per bene! Me l’ha detto anche l’altro giorno che se non rigo dritto mi dà una bella ingrassata”.
INSEGNANTE: “Cosa? Ha detto proprio così?”
MARTINO: “No signora maestra…”
INSEGNANTE: “Meno male, altrimenti…”
MARTINO: “Ha detto: gridando “Se no te ghe a moi de fare el desfo te conso come i radici col lardo e te ingraso come a poenta onta!”.
INSEGNANTE: imbarazzata “Ho capito…siediti pure Martino”.
MARTINO: sedendosi “Sì, però lei acqua in bocca!” mette l’indice davanti alle labbra
INSEGNANTE: facendo finta di non sentire Martino “Pietro, mi ha detto la maestra diletta che non riesci ad immaginare un dialogo con un personaggio del passato”.
PIETRO: “Maestra, ma come faccio se sono tutti morti?”
INSEGNANTE: “Allora Pietro, facciamo così, io sono Asdrubale, il fratello di Annibale, e tu sei tu. Siamo vivi tutti e due no?”
PIETRO: “Certo, signora maestra!”.
INSEGNANTE: “E quindi puoi parlare con me, che mi chiamo Asdrubale, sono fratello del generale Annibale, e sono qui, vivo, davanti a te?”.
PIETRO: “Certamente, signora maestra!”
INSEGNANTE: “Benissimo! Allora possiamo cominciare. Che cosa mi vuoi dire?”.
PIETRO: “Caro Asdrubale, vuoi bene al tuo papà e alla tua mamma?”
INSEGNANTE: “Certo Pietro!”
PIETRO: “Davvero?”.
INSEGNANTE: “Ma certo che sì!”
PIETRO: “Beh! Caro Asdrubale, ti ammiro veramente…io li avrei ammazzati se mi avessero dato un nome così schifoso.”
L’insegnante nasconde la faccia tra le mani per la disperazione, intanto Giovanni Giannino alza la mano e grida:
GIOVANNI: “Io, io, maestra! Voglio provare io!”
INSEGNANTE: “Oh, Giovanni! Per fortuna ci sei tu! Vieni! Vieni pure, e tu Pietro vai al posto”
Giovanni si dirige verso la cattedra, Pietro se ne allontana, e quando si incrociano Pietro fa la linguaccia a Giovanni che risponde per le rime e poi si porta presso l’insegnante:
INSEGNANTE: “Allora, Giovanni, con quale personaggio del passato vorresti parlare?”
GIOVANNI: “Con Giulio Cesare!”
INSEGNANTE: “Benissimo! E che cosa gli vorresti dire?”
GIOVANNI: “Beh…così su due piedi, non saprei…”
INSEGNANTE: “Dai Giovanni sforzati un po’.”
GIOVANNI: “Non saprei…tipo…quanti anni hai?”
INSEGNANTE: “Dai Giovanni, sforzati un po’ di più.”
GIOVANNI: “Non saprei…tipo…che classe fai”.
INSEGNANTE: “Dai Giovanni! Sforzati, sforzati, sforzati! Avanti cosa gli chiederesti?”
GIOVANNI: “Posso andare al bagno?”
INSEGNANTE: “Bastaaa! Ma cosa centra il bagno? Non hai nient’altro da chiedere a Giulio Cesare? Ti prego sforzati! Fallo per la tua maestra!
GIOVANNI: Ma maestra, io mi sono già sforzato troppo; è per quello che ho chiesto se posso andare al bagno!”.
La maestra si mette le mani in faccia e si appoggia con i gomiti alla cattedra sconsolata
Giovanni saltellando sul posto dice:
GIOVANNI: Maestra, pietà! Mi scappa da morire!
L’insegnante alza la testa tenendosi le mani nei capelli, e completamente sfinita dice:
INSEGNANTE: Vai Giovanni. Vai.
INSEGNANTE: chiama il bidello e dice:
“Francesco, per carità, chiamami Diletta. La troverai in sala insegnanti perché ha un’ora buca. Ho urgente bisogno di prendere una boccata d’aria.”
Il bidello va e subito dopo torna con Diletta, e Maria dice:
INSEGNANTE M.: “Grazie al Cielo sei arrivata. Ti lascio un attimo la classe: ho urgente bisogno di un caffè…anzi…di una camomilla.” Poi si avvia sfinita verso la quinta alle sue spalle, mentre Diletta la segue con uno sguardo interrogativo
INSEGNANTE D.: prima di sedersi chiede: “Ma ragazzi! Che cosa è successo alla maestra Maria? Siete stati voi a ridurla così?”
MARTINO: “Maestra, è tutta una questione di sforzi!”
INSEGNANTE D.: “Benedetta ragazza! Glielo dico sempre che lavora troppo.”
poi va in cattedra e dice: “Beh ragazzi, visto che abbiamo un po’ di tempo, ne approfitterei per sentire un altro dei vostri temi. C’è un volontario?”
CARLOTTA: “Io maestra”
INSEGNANTE: “Benissimo! Comincia pure.”
mentre il narratore inizia la lettura, il sipario si chiude e si procede al cambio scena per la seconda favola
finita anche la seconda favola si torna in classe. Anche stavolta la classe applaude e la maestra si complimenta con il lettore; all’improvviso…
…il resto dovete venire a sentirlo dal vivo!
Vi aspettiamo!!!
