L’ecologia dei santi e l’ecologismo ideologico

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Riflessioni teologico-letterarie sulla Genesi

Sesto giorno

[Qua il primo, il secondo e il terzo articolo della serie: Primo giorno, Secondo giorno, Terzo Giorno, Quarto Giorno, Quinto Giorno]

Partendo dal ragionamento fatto nell’articolo precedente, che ci ha permesso di individuare nella ricostituzione del corretto rapporto fra Dio e l’uomo, la chiave della corretta ricostruzione del rapporto fra l’uomo e gli animali (e con il resto del creato), ci limitiamo a fornire qui di seguito, per dare credito a questa che noi potremmo definire “ecologia basata sulla verità” o ancora meglio “sulla santità”, da contrapporsi all’ideologico “ecologismo”, un elenco di Santi, e quindi di uomini che hanno reinsediato Dio al centro della loro vita come loro Signore, che si sono visti a loro volta riconosciuti nuovamente come signori, da parte degli animali.

Sarebbe impossibile annoverarli tutti, ci limiteremo per cui a fornire un corposo elenco Santo-animale, da aggiungersi a quelli già segnalati, ad ognuno dei quali è legata una storia, che può essere rintracciata in seguito dal lettore:

S. Daniele Profeta – leoni

S. Giovanni Bosco – cane grigio

S. Ambrogio – api, bue, colomba

S. Giorgio – drago

S. Apollinare – corvo

S.ta Vereburga – oche selvatiche

S, Agilulfo di Colonia – falco

S. Domenico Abate – serpenti

S. Corbiano – Orso

S. Biagio – maiale e lupo

S. Caluppano – serpenti

S.ta Brigida d’Irlanda – mucca e volpe

S. Calogero eremita – cerva

S. Bavone – falcone

S. Amando di Maastricht – drago

S.ta Prisca – leoni

S. Gallo eremita – orso

S. Marculfo – lepre

S. Luciano di Antiochia – delfino

S. Macario di Roma – Asino e cervo

S. Macario il grande – cammello

S. Isidoro di Siviglia – api

S. Liborio di Le Mans – pavone

S. Pietro Regolado – toro e rondini

S. Antonio da Padova – asino

S. Orso di Aosta – uccellini

S.ta Odrada – cavallo

S. Paolo eremita – corvo

S.ta Milburga – oche

S. Giacomo Della Marca – rane e pesci

S. Giovanni Crisostomo – api

S. Ilario di Poitiers – serpenti

S.ta Isberga – anguilla

S.ta Giustina di Padova – unicorno

S. Francesco Saverio – granchio

S. Martino di Porres – topi, cani e gatti

S. Ludgero di Munstrer – oche selvatiche

S. Maria Egiziaca – leone

S. Filippo apostolo – drago

S. Guglielno di Montevergine – lupo

S.ta Marta – drago

S. Zeno di Verona – pesci

S.ta Rita da Cascia – Api

S. Egidio – cerva

S. Mama di Cesarea – leone e cervo

S. Vincenzo di Saragozza – corvo

S.ta Verdiana – coppia di serpenti

S. Erasmo di Formia – corvi

S, Rocco – cane

S. Silvestro – bue, drago e toro

S. Romedio – orso

S. Eustachio – cervo, leone e lupo

S. Ugo di Lincoln – cigno

S. Teodoro di Amasea – coccodrillo

Da ultimo vogliamo dimostrare che anche l’uomo stesso è stato dato in dono all’uomo, non soltanto nel reciproco dono uomo-donna, ma in quanto ogni persona è stata donata a se stessa, e per venire in aiuto alla scarsa capacità speculativa ed immaginativa di noi uomini contemporanei, fiaccata da anni e anni passati davanti alla televisione ad assorbire passivamente pensieri preconfezionati da altri, ci faremo aiutare da chi di immaginazione ne ha da vendere (come abbiamo fatto in precedenza, ad esempio per la luce) e questa volta precisamente da C. S. Lewis, attraverso alcuni brani tratti da “Le cronache di Narnia”.

Nel punto centrale del primo libro della saga, intitolato “Il nipote del mago”, assistiamo alla creazione di Narnia da parte del corrispettivo narniano di Cristo, chiamato Aslan. Al termine del processo di creazione di tutte le creature possiamo leggere che: “Infine il leone (Aslan, ndr) tacque, e cominciò a camminare avanti e indietro, in mezzo alle bestie. Di tanto in tanto si avvicinava a due di esse – sempre due alla volta un esemplare, maschio e un esemplare femmina – e strusciava il naso contro di loro… Le coppie cui aveva toccato il naso lasciarono il loro gruppo all’istante e lo seguirono. Infine si fermo e gli animali prescelti formarono un gran cerchio intorno a lui, mentre gli altri si disperdevano in lontananza…il sangue dei ragazzi fremette per effetto della voce più fiera che avessero mai sentito: “Narnia, Narnia, Narnia svegliati. Ama, pensa, parla”. E tutte le creature (nani, fauni, etc.) e gli animali, con voci alte e basse, cupe o chiare, salutarono con queste parole: “Salve, Aslan. Abbiamo sentito e ti obbediamo. Noi siamo svegli. Noi Amiamo. Noi pensiamo. Noi parliamo e sappiamo”. “O nobili creature, vi faccio dono di voi stessi” annunciò la voce severa ma lieta di Aslan. “Da ora e per sempre la terra di Narnia vi apparterrà. Ecco, io vi consegno le foreste, i frutti, i fiumi. Vi dono le stelle, vi dono me stesso. Anche le bestie mute che non ho scelto vi appartengono…”.

La lettura di questo bellissimo brano rende più facile la comprensione di una verità ovvia ma alla quale non siamo più abituati a pensare: l’uomo è l’unico essere sulla terra ad essere cosciente di esistere, ad avere un rapporto con se stesso (vi siete mai dati del “deficiente” o dello “scemo”? E chi ha dato dello scemo a chi, se non voi a voi stessi? Anche il più intelligente tra i cani non lo può fare), ad essere completamente libero e padrone di se stesso al punto tale da poter rifiutare e tradire persino il suo Creatore, a potersi guardare alla specchio e riconoscersi, cosa che nemmeno uno scimpanzé riesce a fare (essi infatti come i cani e gli altri animali vedono nella loro immagine riflessa nello specchio un altro animale della loro specie, al punto tale che o vanno a cercarlo dietro allo specchio o si lanciano verso lo specchio per attaccarlo).

Il primo e più importante dei doni di Dio fatti all’uomo, come dice giustamente Aslan esordendo con: “O nobili creature, vi faccio dono di voi stessi”, è veramente il dono di ciascuno di noi a noi stessi e si tratta di un regalo da far venire le vertigini. Ecco dunque il primo motivo per dire “Laudato sì”. Se quindi anche l’uomo è dono all’uomo, come potrà aver senso la pretesa ecologista di risolvere i problemi del creato eliminando l’uomo o nel migliore dei casi nel riportarlo ad uno stato primitivo-istintivo-animista?

Proprio dalla libertà dell’uomo, che trova la sua ragion d’essere nell’essere stato donato da Dio a se stesso, dipende, nel bene e nel male, il destino del creato e di conseguenza, sapendo che: “La creazione attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio… e attende lei pure di essere liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Romani 8, 18-25), se l’uomo viene tolto di mezzo il creato non potrà vedere la rivelazione dei figli di Dio, che tanto attende, e rimarrà nello stato di disordine in cui si trova a causa della caduta di Adamo ed Eva; ugualmente se l’uomo ritorna ad uno stato primitivo-istintivo-primordiale, la natura rimarrà nello stato di disordine in cui si trova, in quanto uno stato di vita così concepito non porta alla “rivelazione dei figli di Dio”.

Ci ritroviamo dunque ancora una volta ad individuare nella Santità l’unica risposta ai cosiddetti “problemi ambientali”, e volendo intraprendere una uguale analisi in campo sociale troveremmo la stessa risposta ai “problemi sociali”, e così via. Se veramente volesse raggiungere lo scopo che si prefigge, la “Laudate Deum” più che essere il titolo di una enciclica ecologista, dovrebbe essere una esortazione agli uomini di oggi: lodate Dio, perché vi ha donato voi stessi e tutto il creato, e fatevi Santi perché Egli è Santo.

In sintesi: non abbiamo bisogno che i Cristiani diventino più ecologisti ma che gli ecologisti diventino più Cristiani.

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