Intermezzo introduttivo al Settimo giorno della creazione
Avere una bicicletta e non poterla usare è una doppia fregatura: oltre a dover andare a piedi bisogna anche spingerla. E del resto, come recita l’adagio: “mal che vuole, non duole”. Sarebbero bastati i bicchierini di troppo a renderlo inabile all’utilizzo del mezzo, ma il nebbione spaventoso che gli si era parato davanti aveva tolto ogni possibilità di utilizzo del marchingegno a pedali inventato dal barone von Drais. In ogni caso non avrebbe dovuto mancare poi molto per arrivare a casa. Era stanco morto, come se avesse lavorato come boscaiolo per tutto il giorno, invece di essere andato ad una cena.
Stavolta aveva decisamente esagerato, e del resto come dire di no allo spezzatino di cinghiale dello zio frate, tornato per le feste dalla toscana. Per come si stava agitando all’interno del suo stomaco era da chiedersi se quel cinghiale fosse stato ucciso o meno prima di essere stato messo nel piatto. A dire il vero la compagnia che gli stavano facendo in questo momento il cotechino e le lenticchie di zia Regina doveva contribuire non poco al movimento in corso, ma del resto come si fa a resistere al cotechino con le lenticchie di zia Regina. Si era concesso anche il dolce portato da zia Lorenza, per non offenderla, confidando nell’aiuto del portentoso amaro digestivo trentino che non mancava mai in casa di nonno Mario, ma forse si era fatto aiutare un po’ troppo. Magari si sarebbe potuto fermare all’undicesimo bicchierino…
Infilare la via giusta fu relativamente facile anche con quel tipo di visibilità. Più difficile fu individuare il portone giusto fra quelli delle dieci villette a schiera, ma anche con il nebbione e un bel po’ di “aiuti” ad annebbiargli i sensi era ancora in grado di riconoscere il suo nome scritto accanto al campanello: Candido Innocenti. Sì! Era proprio casa sua. Si diresse, con tutta la velocità che gli potevano offrire le gambe instabili, direttamente verso la sua camera e, senza nemmeno spogliarsi si sfascio sul letto. Dopo essersi rigirato fra le coperte per una mezz’ora si rese conto con sua grande sorpresa, che nemmeno in quello stato era in grado di addormentarsi senza prima leggere qualche pagina.
La luce era rimasta accesa, dovette solo allungare la mano per prendere il libro sul comodino. Stava leggendo ormai da qualche giorno “I tre dialoghi e il racconto dell’anticristo” di Soloviev: era arrivato al punto in cui ormai l’anticristo, detto l’imperatore, aveva eliminato il Papa ed era riuscito a far eleggere come nuovo Pontefice il falso profeta Apollonio. Per fortuna il segnalibro era al suo posto, non sarebbe mai stato in grado di rintracciare la pagina in questione.
Aprì il libro ed inizio a leggere: “Al calar della notte l’imperatore, col nuovo papa, aveva fatto la sua apparizione sulla gradinata orientale, sollevando “una tempesta di entusiasmo”. Egli salutò affabilmente in tutte le direzioni, mentre Apollonio traeva da grandi canestri, postigli innanzi dai cardinali segretari, e lanciava in aria senza interruzione magnifiche candele romane, razzi e fontane di fuoco che accendendosi al tocco delle sue mani si trasformavano in perle fosforescenti e in luminosi arcobaleni; tutto questo toccando terra si mutava in innumerevoli fogli di carta di vari colori, con indulgenza plenarie senza condizioni per tutti i peccati passati presenti e futuri. L’esultanza popolare sorpassò ogni limite. A dire il vero alcuni affermavano di aver visto coi propri occhi quei fogli di indulgenza trasformarsi in rospi e serpenti estremamente schifosi”.
Dopo queste poche righe il sonno lo prese e sognò: dapprima rivide la scena dei fogli con le indulgenze che, in una nuvola di fumo giallo, che portava alle sue narici un forte odore di zolfo, si trasformavano in esseri ripugnanti, poi per trasposizione iniziò ad immaginare una chiesa che emetteva documenti magisteriali, dal contenuto altrettanto ripugnante, che, per colmo di perversione e con sommo scherno, portavano lusinghieri titoli in latino (espressi all’interno del suo sogno nel latino maccheronico che gli permetteva il suo 4 costante in materia, ai tempi del liceo), che significavano esattamente il contrario del contenuto espresso all’interno del documento.
Ad esempio quello con il quale veniva sdoganato l’adulterio, era intitolato “Amoris Delitia”, quello che introduceva l’idolatria “Laudate Dominum”, quello che sopprimeva la Messa si intitolava “Liturgiae custodes” , quelli che distruggevano gli ordini monastici di vita contemplativa “Vultum tuum, Domine, requiram” e “Orate fratres” e quello con il quale la fiducia supplicante del popolo di Dio riceveva il colpo di grazia “Fiducia confirmat”.
Si rigirava spasmodicamente nel letto, e si capiva benissimo che stava lottando con il sonno e con la stanchezza per svegliarsi e far cessare quell’orrore, ma io ,che sono lo scrittore, avrei voluto sussurrargli a lungo all’orecchio: “Dormi. Dormi signor Candido”, e lo avrei lasciato dormire per sempre, perché c’è solo una cosa peggiore di un incubo terribile: svegliarsi e scoprire che quell’incubo è vero.
Ma i cinghiali, i cotechini e le lenticchie non capiscono niente di letteratura, per cui il signor Candido fu costretto, a tradimento, a precipitarsi nel piccolo locale attiguo alla sua camera dove gli ritorno improvvisamente alla mente la puzza di zolfo che promanava dalle indulgenze che si trasformavano in rane e serpenti, e mentre sedeva non poté fare a meno di pensare che se l’atmosfera pesante in cui era immerso fosse stata il contenuto di una enciclica l’avrebbero intitolata “Odoratis splendor” o “Soavis odoris”.
