Riflessioni teologico-letterarie sulla Genesi
Primo giorno
Vorrei cercare con questo intervento di prevenire una obiezione che potrebbe sorgere leggendo l’ordine con il quale le cose sono state create, secondo il racconto della Genesi.
Incontrando come prima creatura la luce, ci potremmo trovare di fronte al classico dilemma: “è nato prima l’uovo o la gallina?”, ma formulato in questo modo: “sono nati prima gli astri o la luce?”. La Genesi ci da la risposta a questo dilemma ed è decisamente la più inaspettata: la luce è stata creata per prima nel corso del primo giorno della Creazione, gli astri invece nascono in seguito, addirittura il quarto giorno. Verrebbe spontaneo pensare il contrario, e cioè che senza fonti di luce non si dà luce, la Bibbia invece sottolinea ed enfatizza il concetto inverso ponendo la creazione degli astri, non nel giorno appena successivo a quello della luce ma addirittura tre giorni dopo.
L’autore letterario che più ha approfondito il tema dell’indipendenza della luce dalle luminarie celesti è senza ombra di dubbio Tolkien, in particolare nell’“Ainulindale” e nel “Quenta Silmarillion”, entrambi inseriti nel “Silmarillion”, e poi più diffusamente in tutta la sua monumentale opera. Vogliamo provare a raccogliere i più significativi riferimenti al tema in esame, in una sintesi (che vista la mole dell’opera non potrà essere cortissima) che confermi l’ordine nello svolgimento della creazione descritto nella Genesi e venga in aiuto alla nostra ragione nell’affrontare l’idea di una luce che viene creata prima delle fonti di luce.
Iniziando l’analisi delle opere dello scrittore cattolico inglese, sopracitate, troviamo la prima apparizione della luce nel momento in cui Iluvatar (il Creatore) chiama all’esistenza la terra, davanti agli occhi degli Ainur (le creature celesti): “E improvvisamente gli Ainur videro lontana una luce, come fosse una nuvola con un cuore vivo di fiamma; e seppero che questa non era soltanto una visione, ma che Iluvatar aveva fatto una nuova cosa : Ea, il mondo che È”.
Successivamente veniamo a saper che per illuminare la terra vennero fabbricati due grandi lumi: “…fabbricò due grandi lumi per la Terra di Mezzo, da lui edificata al centro dei mari circondanti. Poi Varda li riempì (di luce, n.d.r.) e Manwe li consacrò, e i Valar li posero in cima ad alti pilastri, più elevati di qualsiasi montagna dei tempi successivi. Un lume fu innalzato nel settentrione della terra di mezzo e fu denominato Illuin; l’altro venne posto nel meridione e fu denominato Ormel; e la luce dei lumi dei Valar si diffuse sulla terra, così che tutto venne rischiarato come in un giorno immutabile”. Vediamo che anche qui i primi lumi (perché come vedremo non saranno i soli) vengono fabbricati in seguito, e vengono riempiti di una luce che c’è già.
A rafforzare questo concetto contribuisce ciò che accade in seguito alla distruzione di questi primi lumi ad opera del malvagio Melko (corrispettivo di Lucifero): immediatamente dopo la catastrofe e la devastazione della terra, conseguente alla distruzione dei primi luminari “In quella terra, i Valar raccolsero grandi provviste di luce e di tutte le cose più belle che erano state salvate dalla rovina”. Allora altre due nuove fonti di luce, dalla natura completamente diversa dalle prime, furono chiamate all’esistenza: “…e Yavanna Kementari cantò al loro cospetto ed essi guardarono. E, mentre essi guardavano, sul colle germogliarono due esili virgulti… alla melodia del canto, gli alberi crebbero divenendo belli e alti, e giunsero a fiorire; e si destarono nel mondo i Due Alberi di Valinor. Uno, maschio,… e da ognuno dei suoi fiori cadeva incessantemente una rugiada di luce argentea… L’altro, femmina,… Dai suoi rami dondolavano i fiori in grappoli di fiamma gialla, ognuno a forma di corno scintillante che versava sul terreno una pioggia dorata; e dai boccioli di quell’albero promanavano calore e grande luce. In sette ore la gloria di ognuno dei due alberi raggiungeva la pienezza e poi tornava a svanire nel nulla; e ognuno si destava ancora una volta alla vita un’ora prima che l’altro cessasse di splendere. Così due volte al giorno… i loro raggi d’oro e d’argento si mescolavano. Così Telperion terminava il tempo della sua fioritura alla sesta ora del Primo Giorno e di tutti i giorni gioiosi che seguirono fino all’Oscuramento di Valinor; e alla dodicesima cessava la fioritura di Laurelin. E ogni giorno dei Valar in Aman comprendeva dodici ore e finiva con il secondo mescolarsi delle luci, allorché Laurelin andava spegnandosi e Telperion accendendosi”.
Anche questi due meravigliosi luminari seguono purtroppo il destino dei primi e muoiono per mano di Melkor e di un suo alleato, ma appena prima di morire, grazie alle preghiere di colei che nel racconto può essere accostata a Maria, “proprio mentre la speranza veniva meno e il canto moriva, Telperion alla fine produsse , da un ramo senza foglie, un unico grande fiore d’argento, e Laurelin un solo frutto d’oro. Yavanna li spiccò; e poi gli alberi perirono”. E solo ora dai resti di queste due fonti di luce, vengono creati il sole e la luna, attraverso l’ennesimo trasferimento di luce: “Il fiore ed il frutto, Yavanna li diede ad Aule… e costruirono vasi in cui tenerli e preservarne la radianza,… si che… quei vasi… potessero diventare luminari del cielo, tali da eclissare le antiche stelle… e li impulse a correre lungo precisi itinerari, sopra la cintura della terra. Isil il Chiarore, così in antico i Vanyar chiamarono la Luna, fiore di Telperion sbocciato in Valinor; e il sole lo denominarono Anar, il Fuoco Dorato, frutto di Laurelin”.
Il sole solcava il cielo da est ad ovest e Varda comandò che la luna seguisse uguale cammino, ma soltanto dopo che il sole fosse sceso dal cielo. Essa però “procedeva con incerto passo, come fa tutt’ora, sicché sovente accade che entrambi siano visti assieme sopra la Terra”. A causa di tale incertezza della luna “pertanto, da allora i Valar computarono i giorni… secondo l’andare e il venire di Anar (il sole). Ma né il Sole né la Luna valgono a ricordare la luce di un tempo, quella emanata dagli Alberi prima che fossero tocchi dal veleno di Ungoliant: quella luce oggi sopravvive soltanto nei Silmaril”.
E qui passiamo all’ultimo trasferimento di luce, che vogliamo analizzare, avvenuto ancor prima della creazione del sole e della luna, quando nessuno poteva immaginare la terribile sorte che sarebbe toccata ai due Alberi: “Feanor… rifletteva su come conservare imperitura la luce degli Alberi, gloria del Paese Beato. Diede allora mano ad un lungo lavoro segreto… e alla fine ecco che produsse i Silmaril. I quali erano, in quanto a forma, come tre grandi gioielli. Ma soltanto alla Fine… si saprà di quale sostanza fossero fatti. La quale sembrava simile al cristallo dei diamanti, eppure ne era più forte… Pure, il cristallo era, per i Silmaril, null’altro che ciò che il corpo è per i Figli di Iluvatar: la dimora del suo Fuoco Interiore, che è in esso e insieme in ogni parte di esso, e che ne costituisce la vita. E il fuoco interno dei Silmaril, Feanor lo ricavò dalla luce amalgamata degli Alberi di Valinor, che pur sempre vive in loro, ancorché gli Alberi da tempo siano isteriliti e più non splendano”.
E per finire, l’ennesima conferma all’idea dell’indipendenza della luce dalle fonti di luce, e del suo essere stata creata per prima, e come dotata di vita propria, ci viene da un trasferimento di luce che purtroppo non poté avere luogo. Quando Melkor ed Ungoliant ferirono e avvelenarono mortalmente i due alberi della luce, Yavanna prese la parola al cospetto dei Valar dicendo: “La luce degli Alberi ormai se n’è andata, e vive ormai soltanto nei Silmaril di Feanor… Pure, avessi io un pochino di quella luce, potrei ridare vita agli Alberi prima che le loro radici si secchino; e la nostra ferita sarebbe medicata, la malvagità di Melkor vanificata”. Nulla di tutto ciò poté tuttavia aver luogo a causa del rifiuto di Feanor di dare i Silmaril per la nobile causa, e per il concomitante furto degli stessi da parte di Melkor. Evidentissima qui è la dipendenza dei luminari (in questo caso gli Alberi) dalla luce, e non viceversa.
Lo straordinario sforzo immaginativo del nostro autore, ci permette ora di poterci accostare più facilmente all’idea di una luce che viene creata prima delle fonti di luce, e tutto questo parlare di “travasi” di luce, ci fornisce l’aggancio per poter trasformare la nostra domanda iniziale in: “è nata prima l’acqua o le fonti d’acqua?”. In questo caso, anche l’evidenza ci toglie ogni dubbio, possiamo affermare che è nata prima l’acqua, in quanto le fonti sono soltanto i mezzi o per meglio dire i siti attraverso i quali l’acqua, già presente nel sottosuolo e prima ancora discendente dal cielo (e potremmo continuare nella sequenza a ritroso), fuoriesce. Possiamo quindi aiutarci nella comprensione del concetto che stiamo analizzando, applicando la stessa immagine alla luce e alle fonti di luce.
Per non lasciare fuori le stelle, come fonte di luce, da questa discussione includiamo un brano del “Signore degli Anelli”, nel quale si parla della luce di una stella travasata in una fiala di cristallo: “A te, infine, Portatore dell’Anello”, disse Galadriel rivolgendosi a Frodo, “Giungo per ultimo, a te che ultimo non sei nei miei pensieri. Ecco quel che ho preparato per te”. Mostrò una piccola fiala di cristallo, che scintillava mentre ella la muoveva, e sprigionava raggi di luce bianca. “In questa fiala”, disse, “È prigioniera la luce della stella di Earendil, impregnata delle acque della mia fontana. Splenderà ancor più luminosa, quando sarai immerso nella notte. Possano i suoi raggi guidarti nei luoghi oscuri, ove tutte le altre luci si spegnessero”.
Per la cronaca, la stella di Earendil è proprio uno dei Silmaril, che come abbiamo visto contengono al loro interno la luce primigenia, arrivata fino a loro attraverso numerosi passaggi, e quindi, anche la luce della fiala di Galadriel deriva da quella stessa luce. Vale la pena ricordare che questa luce verrà usata da Frodo e da Sam per respingere Shelob, proprio la pronipote di quell’Ungoliant che causò la morte dei due Alberi dai quali era stata tratta la luce della stella di Earendil, riversata a sua volta nella fiala di Galadriel. Quando l’orrenda creatura sferrò il suo primo attacco, Sam ricordò al suo padrone di usare il dono di Dama Galadriel, e allora Frodo disse: “La fiala-stella… Ora davvero soltanto la luce può aiutarci”.
Lentamente si portò la mano al petto, e lentamente levò in alto la Fiala di Galadriel. Per un attimo scintillò fioca come una stella che sorge a fatica fra cupe nebbie, poi si fece più intensa, e la speranza crebbe nel cuore di frodo, e la luce incominciò ad ardere, una fiamma argentea, un minuto fulgore abbacinante, come se Earendil in persona fosse disceso dagli alti viali del tramonto con l’ultimo Silmaril in fronte. “Aiya Earendil Elenion Ancalima!” gridò, ma non comprese le parole pronunziate; gli parve che un’altra voce parlasse con la sua bocca, una voce limpida, inalterata dall’immonda aria della galleria.
Come non cogliere in queste frasi, l’eco delle parole di Gesù, quando disse: “E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o che cosa dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma lo Spirito del Padre che parla in voi.” (Mt 10, 19-20)? E ancora: “Io sono la Luce del mondo; chi segue Me, non camminerà nella luce delle tenebre, ma avrà la luce della vita”?
Il racconto della Genesi ci ha costretto, giustamente a constatare che dobbiamo distinguere tra due diversi aspetti degli astri: la luce e le fonti di luce, e ciò nel giusto ordine di importanza, prima l’una e poi le altre, riunite in seguito insieme anche se di natura diversa. Similmente a Gesù che è sia il portatore della Luce, che la Luce stessa, come È nella messa contemporaneamente l’Offerta e l’Offerente, la Vittima ed il Sacerdote; non dice egli infatti di se stesso, vi ho portato la luce, ma : “la Luce è venuta nel mondo” (Gv 3, 19), vale a dire: sono venuto nel mondo a portare la luce che sono Io. Ce lo conferma San Giovanni nel suo inarrivabile prologo: “In Lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno accolta. Venne un uomo e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla Luce. Veniva la Luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1, 4-9).
