Perso il timor di Dio, ecco la paura

I mostruosi sette “doni” dello spirito del male

Riflettevo su quale sia il tratto distintivo di questa nostra triste società, e la risposta che mi sono dato è la paura, mentre il tratto distintivo che caratterizzava la società che ci ha preceduto, e che possiamo chiamare Cristianità, è il Timor di Dio. Ora, noi sappiamo che il Timor di Dio è il vertice dei Doni dello Spirito Santo; mi sono dunque chiesto: e se la paura fosse l’abisso dei “doni” di quello spirito che oggi si invoca tanto spesso senza meglio specificare di che spirito si tratti? E se la “scimmia di Dio” avesse colpito ancora una volta confezionando i suoi sette “doni” ad imitazione di quelli dello Spirito Santo?

L’azione del maligno ai nostri giorni è sempre più manifesta, egli non teme più di farsi riconoscere. Certo dissimula ancora in parte la sua vera natura ma per chi ha occhi per vedere è ormai facile distinguere sempre più chiaramente i contorni di questa orribile figura e non sarebbe così strano riuscire a coglierne anche aspetti e dettagli finora non distinti.

L’uomo si è liberato dal Timor di Dio e attraverso un cammino, che risulta essere spaventosamente breve, è approdato alla paura. Il cuore dell’uomo non può mai essere vuoto: tolto un sentimento ne subentra un altro. Il Cuore dell’uomo non può aspirare ad una anarchica libertà: se si ribella, detronizzando il legittimo Re, non otterrà l’indipendenza ma l’ insediamento di un usurpatore.

Quindi, dicevamo, l’uomo ha perso il Timor di Dio, cioè la fortissima motivazione a perseverare nel bene per timore di poter offendere e di conseguenza perdere il rapporto di amore con Dio; questo ha reso possibile l’indebolimento della Pietà in quanto, venuta meno quella motivazione, la pratica delle azioni espressione del suddetto amore si è infiacchita. Di conseguenza, venendo a mancare la motivazione per fare, è venuta meno la Scienza, cioè la comprensione del perché vanno fatte le cose e qual è il loro significato ed il loro fine, con l’effetto che continuare a perseverare nel bene, quando non si ha né la motivazione per farlo, né la retta comprensione del perché va fatto diventa impossibile, il che comporta la perdita della Fortezza. Il risultato, a cascata, è un annebbiamento del Consiglio per cui non si è più in grado di prendere le decisioni corrette in quanto, se non sono più in grado di perseverare nel bene e oscillo tra il bene ed il male, come posso decidere rettamente?

L’impossibilità di decidere rettamente indebolisce l’Intelletto. Il che porta ad una incapacità di leggere la realtà con gli occhi di Dio, e cioè per quella che è, con la logica conseguenza che la conoscenza di una realtà distorta fa diventare la Sapienza una non sapienza o come dice san Paolo “Una sapienza insipiente”. Ed eccoci allo snodo tra i due “settenari”: nella nostra vertiginosa discesa abbiamo già passato il confine tra il primo ed il secondo, con il passaggio Sapienza – insipienza o stoltezza.

Purtroppo, da qui la nostra analisi può proseguire o meglio inabissarsi ulteriormente: giunti all’insipienza/stoltezza, non siamo più, in alcun modo, in grado di leggere la realtà correttamente; la qual cosa genera una terrificante confusione, con la conseguente impossibilità di operare le scelte giuste. Risultato di tutto ciò è l’insorgere di un devastante abbattimento/disperazione/abbandono di ogni volontà di lottare e di resistere al male, che lascia via libera ad una visione completamente distorta del senso delle cose, definibile come inversione/rovesciamento/totale fraintendimento del senso della creazione.

Tutto ciò dà alla luce gli ultimi due mostri, che sono il carattere dominante negli sguardi dei nostri contemporanei: questo totale fraintendimento e rovesciamento porta a vedere nelle cose non il motivo per cui sono state create, che genera la “Pietà” intesa come amore, rispetto e devozione per le creature e in misura molto maggiore per Colui che le ha create, ma il suo contrario, con la conseguente generazione di una disumana spietatezza che distribuisce odio, disprezzo e indifferenza e che non si aspetta altro che di essere ripagata con la stessa moneta dai propri simili; di qui l’ endemica paura che attanaglia inesorabilmente il cuore dell’uomo contemporaneo.

In sintesi: alla Sapienza come vertice, si contrapporrebbe la paura, come abisso (rovesciamento scimmiesco); alla Pietà la spietatezza; alla Scienza l’inversione/rovesciamento/totale fraintendimento della creazione; alla Fortezza l’abbattimento/disperazione/abbandono di ogni volontà di resistere al male; al Consiglio la confusione; all’Intelletto l’incapacità di saper leggere la realtà; alla Sapienza l’insipienza/stoltezza.

La nostra esperienza quotidiana conferma inesorabilmente la nostra ipotesi, in quanto ci è facile riconoscere nella colonna di destra i tratti fondamentali della società in cui siamo immersi contro la nostra volontà.

Dunque cari amici, alla luce di quanto detto, non sottovalutate la paura in quanto è segno di una forte presa da parte del “mentitore e omicida fin dal principio” sull’anima di chi ne è afflitto. Le vostre scelte non siano guidate da questo sentimento. La paura, della quale ci vogliono riempire (emergenza climatica, emergenza sanitaria, guerre, terrorismo, crisi economica) come la tristezza non sono sentimenti compatibili con il Cristiano: la prima ci porta ad una resa incondizionata al nemico, la seconda, come dice l’adagio, fa del “cristiano triste, un triste cristiano”.

di Michele Beltramello

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