Non amo la serietà. Penso che sia antireligiosa. O, se preferite l’espressione, è un vezzo di tutte le false religioni”

Chesterton iniziava così il breve saggio Sulla serietà contenuto nel volume dal titolo emblematico: “La serietà non è una virtù”. Egli aveva dovuto subire, nel corso della sua felice attività di giornalista e romanziere, gli strali lanciati da chi lo considerava uno scrittore poco serio (basti vedere il capitolo dedicato all’ex sacerdote cattolico Joseph McCabe nel saggio Eretici del 1905) a cui aveva replicato con un umorismo intelligente e raffinato: “Il contrario di divertente non è serio ma “non divertente”.

Chesterton, lo disse più volte, aveva risposto efficacemente a quelle insipide critiche, mostrando quanto fosse bello scrivere cose intelligenti con un sano umorismo cristiano. Un grande suo epigono è stato in Italia Giovannino Guareschi.

Questi due grandi autori (Chesterton e Guareschi) costituivano e costituiscono ancora oggi un reale antidoto alle “rigidità seriose” dei cosiddetti “professionisti della controrivoluzione”, a quelle élite tradizionaliste che non consideravano e non considerano sia degno di nota occuparsi di questi scrittori “poco seri”. A dirla veramente tutta credo che, attraverso Chesterton e Guareschi, si ponga davvero il confine tra chi ama sorridere e prendersi “poco sul serio” (come facevano umilmente Giovannino e Gilbert) e tra chi mantiene un riserbo e un controllo “superbo” su sé stessi.

So benissimo che una frase come quella di Chesterton in Ortodossia del 1908: “Gli angeli volano perché sanno prendersi alla leggera” possa non piacere in certi ambienti, così come quella di Guareschi che, quando si guardava allo specchio e si mirava talvolta nel suo aspetto corrucciato e serioso, affermava: “Giovannino, quanto sei fesso!”.

Invitavano alla scuola dell’umorismo, senza versare il cervello all’ammasso.

Credo che sia sufficientemente chiaro ora quanto di questi due grandi autori ci sia estremamente bisogno, poiché abbiamo necessità di persone, di amici, di scrittori di questo calibro, che ci facciano pensare e sorridere allo stesso tempo.

Lo scopo ultimo di queste rubriche dedicate a loro è, oltre a cercare di conoscerli meglio, prenderli a modello di come il riflettere possa accompagnarsi lievemente e provocare una grande risata liberatoria. Il che, come avrebbe detto Guareschi, è bello e istruttivo!

Fabio Trevisan
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