Qua la Parte Prima e la Parte Seconda
distillato di umanità e amplificatore di cose belle
Se un giorno dovessi finire in cella di isolamento, per stare un po’ in compagnia, oltre alla Bibbia e al Suo Autore che non ha problemi a gestire sbarre e porte di sicurezza, mi porterei certamente uno fra i pochissimi amici che si possano nascondere fra le pagine di un libro e cioè quel distillato di Guareschi e di umanità che è il Giovannino passato dall’esperienza del lager. Egli stesso si era promesso prima di entrarvi “Non muoio neanche se mi ammazzano”, ed in effetti, l’alambicco della sofferenza ha estratto da lui un concentrato di forza vitale talmente potente da farlo addirittura uscire in carne ed ossa dalle pagine dei suoi libri posteriori a questa esperienza. Anche la sua forma letteraria principale lo conferma: i suoi brevi racconti sono bicchierini di un liquore forte e corroborante che non potrebbe essere assunto in bicchieri più grandi. Un mondo in tre pagine: ecco come definirei questi testi letterari. Tre pagine dalle quali si può ricavare uno spettacolo teatrale di un’ora.
Il buon Lewis nel suo “I quattro amori”, citando Lamb, esprime più o meno (cito a memoria) questo concetto: se di tre amici, Antonio, Bruno e Carlo, Carlo muore, Antonio non avrà perso solo Carlo ma anche tutti quegli aspetti di Bruno suscitati dalla presenza di Carlo, e ugualmente Bruno non avrà perso solo Carlo ma anche tutti quegli aspetti di Antonio suscitati dalla presenza di Carlo. Antonio non potrà mai più godere della tipica reazione di Bruno di fronte ad una battuta “alla Carlo”. Con la morte di Carlo Bruno non arriverà a godersi maggiormente Antonio, in quanto adesso è solo suo, ma anzi con la morte di Carlo, Bruno avrà perso anche un pezzo di Antonio.
Giovannino era una persona di parola, ed ha tenuto fede al suo “Non muoio nemmeno se mi ammazzano”, ma nemmeno lui avrebbe potuto prevedere che il crogiolo del dolore avrebbe raffinato a tal punto la sua essenza da renderlo vivissimo anche dopo una morte per cause naturali. Infatti, lavorando con i ragazzi (e non solo) su testi teatrali di Guareschi o su riduzioni teatrali di suoi racconti, si possono tastare con mano gli effetti della presenza viva dell’amico Giovannino: ogni attore a contatto con i suoi testi, tira fuori delle sfumature della personalità che in precedenza non erano state stimolate e messe in luce dalla presenza di nessun altro dei compagni, e tutti godono reciprocamente di queste cose belle, connotate sempre da un particolare grado di umanità, che escono, si moltiplicano e stimolano a vicenda. Solo l’aggiunta di un amico in più fra gli amici può fare questo, ma deve avere una caratteristica imprescindibile: deve essere vivo.
L’impietoso confronto fra i numerosissimi zombi che si aggirano fra i ragazzi (e purtroppo non solo fra i ragazzi), e quest’uomo che esce prepotentemente dalle pagine di un libro per venire a distribuire sganassoni o gran pacche sulle spalle, si trasforma in una potente lezione ed in un energico sprone ad uscire dalla inumana letargia in cui essi si trovano immersi, e le cose belle che vedono palesarsi nei compagni diventano fonte di nuova speranza e fiducia nell’uomo e soprattutto in Chi lo ha creato, rinforzando (o facendo nascere) la voglia di godere della Sua compagnia per sempre. Infatti, la presenza di un amico così particolare permette di comprendere, ancor meglio e con grande immediatezza il parallelo tra l’amicizia e la comunione dei Santi: come fra buoni amici, anche fra i Beati in Paradiso ogni nuovo arrivo aumenterà il bello e il buono e farà brillare sotto una nuova luce tutti e ognuno in Dio.
Venite dunque a vedere con i vostri occhi: vi aspettiamo a teatro.

