Riflessioni teologico-letterarie sulla Genesi, dalla Genesi all’Apocalisse: le “pietre morte” della controchiesa
Quarto giorno
[Qua il primo, il secondo e il terzo articolo della serie: Primo giorno, Secondo giorno, Terzo Giorno]
Per chiarire già in apertura il perché siano stati creati gli astri del cielo dal Signore, andiamo a vedere cosa dice il testo originale ebraico della Genesi nei versetti 17 e 18 del primo capitolo, in riferimento agli astri stessi : “… e diede essi Elohim, nel soffitto del cielo, per far luce sulla terra e per governare il giorno e la notte e per separare fra la luce e fra le tenebre”.
Il primo verbo nel quale ci imbattiamo mette subito in chiaro che il sole, la luna e le stelle sono un dono, la qual cosa presuppone un donatore ed un beneficiario. Il primo è esplicitato nel testo citato, il secondo è reso esplicito dal proseguo della lettura e cioè tutto ciò che vive sulla terra ma in particolare l’uomo al quale vengono date in dono anche tutte le altre cose create, come ci insegna San Paolo: “ogni cosa è vostra, sia Paolo, sia Apollo, sia il mondo, sia le cose che sono ora, sia quelle a venire, tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (Cor 3, 22-23).
Il fatto che gli astri siano stati dati all’uomo in modo particolare, lo dimostrano alcuni episodi riportati nella Bibbia, che presuppongono l’uso della ragione e della parola, caratteristiche prettamente umane. Citiamo solo quattro esempi, tra gli innumerevoli possibili:
1) Giosuè 10, 12-14: Allora, quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani degli israeliti, Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: “Sole, fermati in Gabaon e tu, luna, sulla valle di Aialon”. Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto: “Stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare, quasi un giorno intero. Non ci fu un giorno come quello, ne prima ne dopo, perché aveva ascoltato il Signore la voce di un uomo, perché il Signore combatteva per Israele”?
2) 2 Re 20, 1-11: leggetelo tutto perché è bellissimo, ma in estrema sintesi: al Re Ezechia che si era ammalato mortalmente, viene annunciata dal profeta Isaia l’imminente morte. Ezechia rivolge a Dio ferventi preghiere dopo le quali il Signore gli comunica attraverso Isaia l’aggiunta alla sua vita di altri 15 anni. Per avere conferma di questo, Ezechia chiede quale sarà il segno che ciò accadrà realmente, e questa è la risposta: “Da parte del Signore questo ti sia come segno che il Signore manterrà la promessa, fatta a te: vuoi che l’ombra avanzi di dieci gradi oppure che retroceda di dieci gradi?”. Ezechia disse: “È facile che l’ombra si allunghi di dieci gradi, non però che torni indietro di dieci gradi”. Il profeta Isaia invocò il Signore e l’ombra torno indietro per i dieci gradi che essa aveva già scorsi sulla meridiana di Acaz”.
La risposta del re è sorprendente in quanto fa sembrare una cosa “facile” l’accelerazione del movimento del sole, quasi fosse un segno e una modalità di comunicazione Dio-uomo usuale.
3) Matteo 2, 1-12: il comportamento della stella cometa nel guidare i Re Magi è chiaramente rivolto all’intelletto di questi sapienti e sollecita la loro ragione, come mezzo di comunicazione con Dio, infatti non solo si fa “vedere in oriente” ma dopo l’uscita dal palazzo di Erode “ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino. Al vedere la stella essi provarono una grandissima gioia”. L’astro in questione è chiaramente al loro servizio e si dimostra guidato da una volontà intelligente che sta svolgendo un compito ben preciso, instaurando un vero e proprio rapporto con i Re Magi.
4) Il miracolo del sole a Fatima, in data 13 ottobre 1917. Ci limiteremo a citare, tra le tante, soltanto la testimonianza fornita da José Maria Proenca de Almeida Garret, professore alla facoltà di scienze naturali dell’università di Coimbra, testimone oculare dell’evento, il quale dopo aver descritto il curioso aspetto del sole e i continui cambi di colore della sua luce che si rendevano manifesti anche sulle persone e sugli oggetti su cui si rifletteva, dichiara: “Poi si udì un clamore, un grido di angoscia prorompente da tutti. Il sole roteando selvaggiamente, sembrò staccarsi all’improvviso dal firmamento e, rosso come sangue, avanzare minacciosamente verso la terra come per schiacciarsi con il suo peso immenso e ardente. Durante quei momenti provai una sensazione veramente terribile. Tutti i fenomeni che ho descritto furono osservati da me in uno stato d’animo calmo e sereno, senza alcun disturbo emotivo. Interpretarli e spiegarli è compito di altri . Debbo dichiarare infine che mai, prima o dopo il 13 ottobre 1917, ho assistito a simili fenomeni atmosferici o solari”. Anche in questo caso è evidente che gli unici beneficiari del messaggio celeste furono e sono gli uomini, in quanto i soli a poterlo interpretare e comprendere.
Si potrebbe continuare a lungo con altri riferimenti agli astri come mezzi di comunicazione tra Dio e l’uomo, non però alla maniera degli antichi (e dei moderni neo pagani) che leggevano nel corso naturale delle stelle, ma secondo modalità che esulano dalla normale attività astrale. Aggiungiamo soltanto, a titolo di esempio, alcuni appunti che il lettore potrà approfondire autonomamente: ci dice San Jacopo da Varagine, nella legenda aurea, che il giorno di Natale “apparvero dall’Oriente tre soli che formarono poi un solo corpo solare, a simboleggiare l’unita e la trinità di Dio o anche che era nato Quello in cui l’anima, la carne e la Divinità formavano una sola persona”.
Oppure possiamo leggere nel protovangelo di Giacomo (che fa parte dei vangeli apocrifi), dal quale traggono ispirazione tanti episodi della tradizione, testi di canti, soggetti di affreschi e altre rappresentazioni grafiche, le seguenti parole: “E io Giuseppe stavo camminando, ed ecco non camminavo più. Guardai l’aria stava come attonita, guardai la volta del cielo e la vidi immobile e gli uccelli del cielo erano fermi”. Qui vediamo che Dio comunica l’accadimento di qualcosa di straordinario anche attraverso la sospensione di un’altra funzione strettamente legata agli astri: Il tempo, che dagli astri viene scandito.
Nella divina commedia li troviamo usati come rimando poetico al calendario e al periodo dell’anno, un esempio su tutti lo troviamo in inferno 1, 33-41: “Temp’era dal principio del mattino, e ‘l sol montava su con l’altre stelle ch’eran con lui quando l’amor Divino mosse di prima quelle cose belle; sì che a ben sperar m’era cagione di quella fera alla gaetta pelle l’ora del tempo e la dolce stagione”, col che intendeva l’autore indicare il 25 marzo, festa dell’Annunciazione e data voluta dalla tradizione come quella in cui ebbe inizio il mondo.
Anche in questo caso si evidenzia la funzione astrale legata allo scorrere del tempo e più in particolare al collegamento tra ciclo solare e calendario liturgico, cosa comprensibile solo agli esseri umani, come esplicitato in modo evidentissimo (per citare un esempio fra i tanti) dalla festività della nascita di San Giovanni Battista, il quale aveva detto in riferimento a Gesù: “Lui deve crescere; io, invece, diminuire”, posta subito dopo l’equinozio d’estate, in cui la permanenza in ore del sole nel cielo, arrivata al suo culmine, comincia a diminuire fino al solstizio d’inverno a cui segue il Natale, nel quale festeggiamo la nascita di Gesù (al giorno d’oggi è meglio non dare nulla per scontato) con la durata del giorno che, arrivata al suo minimo, riinizia ad aumentare.
Dante cita i corpi celesti anche in altri versi celeberrimi come: “e quindi uscimmo a riveder le stelle”, con il quale da sia un riferimento temporale che uno direzionale, o ne fa uso per coniare frasi che uniscono la poesia e la teologia in modo sublime come: “l’Amor che move ‘l sole e l’altre stelle” facendo risplendere in una immagine, un concetto di non facile comprensione (e qui di nuovo gli astri, questa volta usati come immagine, vengono in aiuto all’intelletto umano e sono al suo servizio) che San Tommaso espone in Summa Teologica I, II, q. III, 4.
Dopo questa veloce (e incompletissima) carrellata, andiamo ora a toccare il libro che tratta l’argomento in modo più sublime: l’Apocalisse.
La visione di Giovanni Evangelista trabocca di riferimenti agli astri usati da Dio come mezzo di comunicazione con l’uomo o come strumento per punire le sue azioni malvage, e quindi, anche in quest’ultimo caso usati per l’uomo.
Il primo esempio in cui ci imbattiamo nel testo giovanneo lo tratteremo in seguito, e ci concentriamo invece sul secondo che fa riferimento al sole che diventa nero come tela di crine, alla luna che diventa rossa come sangue, e alle stelle che cadono sulla terra, come conseguenza del comportamento malvagio degli uomini e a loro ammonimento.
Il terzo fa riferimento alla stella chiamata “Assenzio”, che cade sui fiumi e sulle sorgenti, in conseguenza dello squillo della terza tromba, rendendole velenose di modo che “molti uomini morirono a causa delle acque, perché erano diventate amare”.
Il quarto si riferisce al quarto Angelo che con la sua tromba da il via all’oscuramento della terza parte della luce del sole, della luna, e delle stelle, affinché sia il giorno che la notte siano più bui per gli uomini.
Il quinto chiama in causa il quinto Angelo al suono della tromba del quale “Vidi una stella caduta dal cielo sulla terra, e le fu data la chiave dell’abisso”, con la quale viene aperto l’abisso infernale per permettere la fuoriuscita di mostruose cavallette che dovranno tormentare l’uomo.
Prima di trattare del sesto e dei seguenti che costituiscono il centro della nostra riflessione ci soffermiamo sul settimo: “E il quarto angelo verso la sua coppa sul sole, e fu dato a questo di bruciare gli uomini con l’ardore e con il fuoco…”
Torniamo ora al sesto, che avevamo lasciato indietro, il quale ci porta al cuore della questione in quanto, al suono della settima tromba: “s’apri il Tempio di Dio, e apparve l’Arca della Sua Alleanza… e un gran portento apparve nel cielo: una Donna vestita di sole, e la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”. La figura femminile che costituisce il fulcro di questa meravigliosa visione, è sia immagine della Chiesa, sia immagine di Maria (come stupendamente espresso dalla paradisiaca antifona d’ingresso alla festa liturgica dell’Assunzione al Cielo di Maria: “Signum magnum”).
Nell’analizzare questa figura notiamo che la Donna è sostenuta dalla luna, sulla quale poggiano i suoi piedi; ora, la luna è simbolo della natura femminile, e questa Donna che poggia sulla sua natura, richiama alla nostra mente le parole di Tommaso d’Aquino “la Grazia presuppone la natura”. Se dunque la luna rappresenta la natura, la Grazia è rappresentata dall’essere rivestita di sole, e il “Sole di Giustizia” nominato in Malachia 3, 13-20 e nel Salmo 97 è il Messia, Cristo Sole di Giustizia. Il medesimo concetto è espresso graficamente, in maniera mirabile, nel simbolo del nome di Gesù ideato da San Bernardino da Siena, il quale ha incorporato il Trigramma di Cristo, IHS, all’interno di un sole raggiante. Tutto ciò ci rimanda alle parole di San Paolo in Romani 13, 14: “rivestitevi del Signore Gesù Cristo”.
Passiamo ora all’analisi del terzo elemento: la corona di stelle. Il primo riferimento agli astri presente all’interno dell’Apocalisse, che avevamo volutamente tralasciato fin qui, è quello relativo a “Colui (Cristo, ndr) che tiene le sette Stelle nella sua destra”. Tra le prime due menzioni di queste sette Stelle , che si trovano in Apocalisse 1, 16 e 2, 1, viene specificato, in Apocalisse 1, 20, che: “le sette Stelle sono gli Angeli delle sette Chiese”. In un altro passo (Apocalisse 12, 4), legato alla visione della Donna, troviamo l’“enorme drago rosso” che con “la sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo, e le precipitò sulla terra”; poco più avanti in Apocalisse 12, 9 si può leggere: “E fu precipitato giù il gran drago, il serpente antico, ch’è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutta la terra; fu precipitato sulla terra e i suoi angeli furono precipitati con lui”.
Dunque lo stesso drago sembra trascinare con se e precipitare sulla terra sia le stelle che gli Angeli, mentre è facilmente intuibile che si sta facendo riferimento ad una unica azione, e di conseguenza troviamo di nuovo che stelle e Angeli sono usati come sinonimi o per meglio dire simboli le une degli altri. Detto questo possiamo interpretare la visione della Donna in questi termini: un essere “rivestito di Gesù Cristo”, che si erge sulla propria natura, con gli Angeli che gli fanno corona intorno alla testa. Vediamo dunque che la frase di San Tommaso: “Gratia supponit naturam, non destruit, sed perficit eam” (la grazia presuppone la natura, non la distrugge, ma la perfeziona), trova perfettamente conferma nella visione in esame.
In effetti la natura dell’essere umano Maria, rivestita di Cristo, è stata elevata così in alto da superare in Grazia gli Angeli, che per natura sono superiori agli uomini, tanto da diventarne la Regina. Del resto anche ai cristiani di Corinto San Paolo dice in 1Corinti 6, 3: “non sapete che giudicheremo anche gli angeli”, intendendo con essi gli angeli ribelli, che sono comunque per natura superiori all’uomo. Coloro che potranno fare questo sono definiti da San Paolo “i Santi”; ecco dunque la descrizione del Santo: un essere che, rivestito di Cristo, si eleva al di sopra della propria natura per grazia, arrivando ad avere gli angeli che fanno corona alla sua testa. In questo senso la visione rappresenta anche la Chiesa, in quanto Essa è formata dall’insieme di tutti i singoli Santi che ne costituiscono le “Pietre vive” .
Immaginando di porre uno specchio al di sotto di questa meravigliosa immagine, possiamo evincere quali debbano essere le caratteristiche delle “pietre morte” che dovrebbero costituire la contro chiesa: esseri che calpestano la propria natura e che si pongono al disotto di essa, rivestiti di tenebra/Satana e con la testa, diretta verso il basso, circondata di angeli decaduti. Se analizziamo il modello umano proposto (o per meglio dire imposto) e fortemente spinto dalla cultura nella quale siamo purtroppo immersi, troviamo come prima caratteristica l’inversione sessuale o addirittura il trangenderismo che calpestano violentemente e con disprezzo la natura umana.
La spinta in chiave prossimo futura è invece quella verso il transumanesimo che, con la pretesa di migliorare l’uomo sostituendo/aggiungendo al suo corpo parti artificiali, lo rende meno uomo e lo pone al di sotto della propria natura. La società asservita al mondo , si lascia andare sempre più velocemente verso un satanismo, più o meno consapevole, ma sempre più esplicito; ecco dunque il rivestimento. L’ansia, la paura, gli attacchi di panico, la disperazione e tante altre “meraviglie” che caratterizzano la vita dell’uomo contemporaneo stanno a testimoniare quanto efficace sia l’assedio da parte dei demoni alla sua testa e quanto siano assoggettati agli angeli ribelli i suoi pensieri; ritroviamo così anche l’ultimo elemento.
Questo dunque l’identikit dell’uomo come lo vorrebbe ridotto il maligno: Sessualmente (e in qualsiasi altro modo possibile) contro natura, chippato e transumanizzato il più possibile, Satanista inconsapevole o meno, vessato da demoni che lo pongono in un costante stato di ansia, disperazione e paura. Direi che non siamo molto lontani, e soprattutto, visto che questo modello incarna in modo esatto i desiderata di chi ha il coltello dalla parte del manico, che costoro stanno lavorando palesemente per il “drago rosso” e sbaglia clamorosamente chi si ostina a mettere questa battaglia contro l’uomo sul piano degli interessi economico-politici.
Ultima nota: l’intreccio tra Genesi ed Apocalisse sembra ruotare intorno a questo quarto giorno in quanto che quello che è stato creato fino a questo giorno nella genesi, viene distrutto a ritroso nel corso del racconto dell’Apocalisse. Particolarmente interessanti, a conferma di quanto scritto finora, sono le questioni relative alle acque e al rapporto luce-astri. In riferimento all’acqua il testo di San Giovanni specifica che alla fine di tutto “il mare non c’era più” (Apocalisse 21, 1), mentre all’interno della Gerusalemme Celeste persiste un fiume (Apocalisse 22, 1), che come abbiamo visto, trattandosi di acqua dolce, deriva dalle acque celesti, e dunque conferma la presenza di due acque delle quali rimarrà solo la Celeste (in questo caso addirittura paradisiaca).
Per quanto riguarda la luce e gli astri viene specificato che: “E la città non ha bisogno del sole ne della luna che risplendano per essa; perché la Gloria di Dio l’ha illuminata, e la sua lampada è l’Agnello”.

