Cassiodoro, De Anima, Jaca Book, 2013, pp. 136, euro 16,00
Con la presentazione del teologo Inos Biffi, è ancora in commercio il De Anima di Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Senatore (485-580), uno dei traghettatori più illustri di cultura, dall’antichità all’Evo cristiano – il cosiddetto Medioevo – che stava per sorgere sul decomporsi dell’Impero romano. A parte la cospicua mole della produzione editoriale – tra cui le Insitutiones (sulla vita monastica) e le Variae (ambito politico, civile e morale) – forse l’opera più grande Cassiodoro l’ha realizzata con la fondazione del Vivarium, uno dei primi monasteri con annessa biblioteca e laboratorio, per la trascrizione e la conservazione dei grandi classici greci e latini. Più Accademia che Università, il Vivarium di Squillace (Calabria) fu però un prototipo, al quale s’ispirò l’istituzione universitaria solo nei secoli successivi all’anno Mille.
Cassiodoro si trovò a riflettere sull’anima durante la stesura dell’ultimo libro delle Variae, sterzando repentinamente il timone spirituale dalla mondanità politica alle arcane regioni soprannaturali. La conversione a Cristo s’era compiuta ormai e lo scrittore abbandonava, senza rimpianti, la caotica «vita activa» per intraprendere una più sicura ascesi a Dio nella monastica «vita contemplativa».
Cassiodoro non inventa nulla, ma nemmeno ricopia: sintetizza piuttosto le incisive e dotte speculazioni attorno all’anima di Aristotele, Platone, Galeno e Apuleio – prima – e di Agostino, Lattanzio e Mamerto – poi. L’anima di Cassiodoro è «una sostanza creata da Dio», «razionale», ma «capace di volgersi sia al bene che al male». È «bramosa», tramite la ragione, «di giungere a conoscere l’essenza della realtà». È «immortale».
Quanto più si corrisponde alla Grazia divina, tanto più «le anime diventano luminose» e degne di ricongiungersi alla luce di Dio. Infatti, l’anima corre molti pericoli, collegati alle «sozzure del corpo» e all’«iniquità». Sono allora necessari – secondo Cassiodoro – i «baluardi concessi dal soccorso divino», contro «il mondo apportatore di morte». Tali baluardi sono le «virtù», senza le quali l’anima non può essere protetta dal peccato.
Cassiodoro ripercorre la storia della salvezza e, quanto all’anima, riflette su come essa fu ferita dal peccato originale, come precipitò nell’ignoranza e quale percorso deve compiere per purificarsi e ritornare a Dio. E nel suo Regno, «corpo senza difetti» e «vita senza morte», ogni menzogna «sarà vinta dalla Verità in persona».

Silvio Brachetta
