Lipoveni/4: Attila

(…) Come abbiamo visto, dopo l’espansione greca le foci del Don divennero patria del Regno del Bosforo Cimmerio fino all’inizio del Medioevo. L’arrivo degli Unni nel IV secolo pose fine a questa fase, ma non alla sua storia. Anche il Medioevo infatti fu un’epoca piuttosto movimentata per la regione le cui qualità rimanevano importanti: era uno sbocco naturale per il commercio, peculiarità che attirò qui altri popoli molto curiosi come i greci, gli italiani furono tra questi ma arrivarono solo nel 1300 durante quello che viene chiamato Basso Medioevo. Dopo la fine del periodo cimmero-romano ci furono anni in cui i dominatori di queste zone furono gli Unni, una popolazione di origine mongola scacciata dai cinesi verso l’Europa. Il più noto re degli Unni fu Attila che durante gli anni 400 creò uno sterminato impero che si spingeva dal Tanai fino al Danubio, vecchio confine dell’Impero Romano. Anche Attila seguì il corso del Danubio come gli indoeuropei e come loro invase l’Europa. Non scese nelle penisola italiana fino a Roma come altri capi barbari. Si fermò poco oltre il Po’ dopo un colloquio con gli emissari romani che tutt’ora resta origine di leggende e interpretazioni più o meno fantasiose. La Storia anche questa volta ci consegna solo i fatti: Attila non entrò nel centro Italia, rimase invece per un periodo a Milano per poi tornare sui suoi passi. Proprio per l’abitudine ormai diventata frequente delle invasioni nel nord Italia, è di questo periodo la fissazione della nascita di Venezia: gli invasori di etnia per lo più asiatica si muovevano a cavallo e i terreni paludosi della laguna non gli erano confacenti. Per questo si dice che nel 421 d.C. gli italiani di allora in fuga scapparono sulle isolette della laguna per trovare riparo da Unni, Longobardi e tanti altre popolazioni gote che passavano seminando morte e distruzione.
Altro limite geografico delle invasioni di Attila fu la parte orientale dall’odierna Francia. Fu fermato e respinto nei territori dell’odierna Germania da un’alleanza di barbari di cui il fulcro erano i Franchi, indiscussi protagonisti della prima parte del Medioevo europeo: sulle macerie dell’Impero Romano costruirono il Sacro Romano Impero di Carlo Magno, altro nome molto importante della Storia.
Ma torniamo ad Attila. Il condottiero unno rimase noto come uno dal carattere drastico, non a caso si diceva che dove passava il suo esercito non crescesse più un filo d’erba. Un cattivissimo dunque, odiato dagli storici degli altri popoli anche perché sancì la definitiva dissoluzione dell’Impero Romano. Dopo di lui si svilupparono in Europa quelli che la storiografia definisce come regni barbarici. Diversi di questi sono il nucleo dei moderni Stati europei, come appunto la Francia. In Italia rimase traccia dei romani solo grazie ai bizantini, cioè gli abitanti dell’odierna Istanbul ed eredi dell’Impero Romano d’Oriente, che riuscirono ancora per qualche secolo a controllare la parti orientali e meridionali dello Stivale. Una di queste zone è la parte di pianura corrispondente grosso modo alle foci del fiume Po e parte del Veneto dove poi nascerà Venezia. Il più noto sovrano bizantino è Giustiniano, fissato nelle cronache per l’imponente lavoro di riordino del diritto romano. Buona parte delle leggi attuali hanno il loro fondamento in questo lavoro indubbiamente tanto imponente quanto complesso. Se dunque oggi esiste un cavillo burocratico grazie al quale il vicino di casa vi può costringere a spostare il vialetto di casa, il muro di cinta o altre futili fondamentali certezze della vita quotidiana, probabilmente è colpa di Giustiniano. Così come le querele che spesso vengono citate come sinonimo di giustizia da ogni presunto avvocato di sé stesso. Tutto il diritto romano su cui si basa la legislazione italiana ancora oggi viene da questo lavoro di riordino voluto da Giustiniano. Proprio sotto di lui, siamo all’incirca nel 550 d.C., l’Impero bizantino sembrava poter tornare all’antico splendore romano: si estendeva dalla Spagna alle foci del Tanai. Fu però un sogno breve, anche se proprio in quella zona si rifugiò in esilio un imperatore bizantino poco più di un secolo dopo. Dopo l’invasione degli Unni, e la distruzione che ne seguì, le foci del Tanai stentarono a ritrovare lo splendore dei tempi dei greci e di Dynamis. Mentre Bisanzio cadeva un pezzo alla volta, prendevano piede nuovi protagonisti: i Cazari.
In Arabia era nato Maometto, profeta dalle indubbie qualità, che scatenò la furia dei cavalieri arabi: nel volgere di poco tempo si creò un impero musulmano che alla fine dell’VII secolo comprendeva buona parte dei vecchi domini romani a oriente fino ai territori dell’odierna Spagna a occidente (Sicilia compresa). Ancora una volta furono i Franchi di Carlo Martello a fermare l’avanzata in Europa centrale degli arabi così come avevano fatto con Attila. A oriente, invece, furono i Cazari ad aiutare gli imperatori bizantini a respingere le prime ondate di arabi, poi si ritirarono a nord nella zona del Caucaso. Lì fondarono un regno che è l’origine dell’odierno Kazakistan e che comprese per un certo periodo anche la Crimea e le foci del Don. Qui in collaborazione con i bizantini costruirono nuove città e diffusero le loro fede religiosa costruendo sinagoghe perché nel frattempo si erano convertiti al giudaismo dal tengrismo. Nella prima parte del Medioevo questa popolazione che ha la stessa radice etnica degli attuali Bulgari mantenne il controllo della Crimea e delle foci del Tanai, ma arrivati a metà dell’era di mezzo caddero prima sotto i colpi dei regni russo-vichinghi facenti capo a Kiev e poi sotto quelli di un popolo ancora di più sinonimo di terrore degli stessi unni: i Mongoli. (…)

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