Lipoveni/1: la regione di provenienza

La regione delle foci del Don resta abbastanza sconosciuta agli europei: si tratta della zona della penisola della Crimea, dove il fiume Don (chiamato anticamente Tanai) si butta nel Mar Nero. Una penisola che si affaccia su quel mare collegato a Sud con il Mediterraneo dallo stretto dei Dardanelli, l’istmo su cui oggi trovate Istanbul. Per gli italiani dovrebbe esserlo meno visto che Alessandro Manzoni nominava il fiume in una delle sue poesie più famose, il 5 maggio:
scoppiò da Scilla al Tanai, dall’uno all’altro mar
Ma anche i cugini europeo dovrebbero conoscerlo perché è proprio da quelle zone che secondo molti storici partirono i famosi indoeuropei, i popoli a cui dobbiamo tutte le lingue parlate oggi nel continente escluse l’ungherese e il finnico. In un periodo storico più recente la penisola è stata resa nota dalla guerra che oppose la Russia ad alcuni stati europei tra cui l’Italia di Cavour, ma questa è una parte di storia che vedremo più avanti. Le foci del Don sono un luogo già frequentato nell’Antichità da una parte di europei parecchio curiosi: i greci. Atene, Sparta e tante altre città, o poleis, avevano la fissazione di girare per il mondo. Si spingevano ovunque per commerciare con i popoli di tutto il mondo conosciuto e non. Alcuni collegano questa abitudine all’asprezza del territorio greco: bisogna considerare che all’epoca i trasporti erano molti più difficili di adesso. E le tecniche di coltivazione molto più arretrate. Rivolgersi verso il mare dunque sarebbe stata una scelta obbligata per i greci. Altri hanno ipotizzato che i motivi prevalenti fossero diversi, ma la storia testimonia solo ciò che è avvenuto, quale che sia la spiegazione cui decidiamo di affidarci. I greci dunque giravano e quando trovavano un posto particolarmente piacevole, ci stabilivano una colonia. Si possono trovare radici di queste colonie su tre continenti, Europa, Africa e Asia. Ma buona parte di questi luoghi è nella parte sud dell’Italia e l’insieme di queste località nel Meridione a loro gradite è chiamata Magna Grecia. Spesso sono città-stato sul modello greco come Siracusa, patria del matematico Archimede, che fu una delle ultime parti di Italia ad arrendersi alle legioni romane del console Marcello. Permettetemi una nota di colore sui termini moderni: l’uso dell’appellativo italiota oggi sinonimo di cittadino o persona imbecille ha una valenza negativa, mentre nell’Antichità indicava i greci stabilitosi in Italia. L’uso spregiativo si è consolidato nel tempo anche per gli scontri delle ex colonie con la madrepatria, come accaduto al termine beota. Un segno della saltuaria impermeabilità dell’odio, una delle più durature emozioni umane, alle mutazioni della storia.

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