La Lega, non più Nord, verso il governo o il precipizio

Salvini è lanciatissimo. Alcuni suoi fedelissimi lo davano già per certo, ma nessuno ci credeva davvero: dopo aver pensionato Umberto Bossi con una certa decisione, si passa a eliminare la parola Nord dal simbolo delle Lega. Un gesto per portare l’autonomismo alla sua massima espressione creando una lega di leghe per alcuni, un tradimento per altri. Sicuramente una scelta epocale visto che la Lega Nord si era ritrovato a essere il più antico partito d’Italia. Scherzi della realtà perché stiamo parlando del movimento nato contro l’idea stessa di Italia. Eppure è successo è i salviniani marciano compatti dietro al leader che oggi si chiama Capitano, in passato erano in voga altri nomi, verso una vittoria contro tutti: gli ultimi avversari interni raccogliendo più voti di loro, quelli a fianco come Berlusconi per costringerlo a indicare Salvini premier e poi chiunque altro gli si pari davanti. Formule semplici, veloci e tanti fatti: la formula magica per la nuova Lega nazionale sembra ormai questa. Poche battaglie politiche in senso stretto, governo del buon senso da paesino di campagna e olio di gomito: una sintesi del leghista di campagna degli ultimi decenni, quei sindaci in grado di risolvere il problema contingente sorvegliando lui la casa di notte. O di venirti a montare la lampadina a basso consumo energetico. Sono sgobboni questi leghisti della nuova era e ora si trovano lanciati ventre a terra verso le elezioni, cioè o il governo o il precipizio.

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