Referendum, Maroni e il simbolo Lega Nord sono salvi

di Cesare Gozzi – Maroni può tirare un sospiro di sollievo anche se il referendum lo ha vinto Zaia. L’esito della consultazione voluta dalla Lega Nord in Lombardia e Veneto, nel complesso hanno votato oltre 4 milioni di persone,  ha regalato spazio al governatore lombardo. Anche se in molti, e singolarmente parecchi giornalisti,  negano, la vera sfida era tra Salvini e i vecchi bossiani stretti intorno a Maroni e Fava. Se fosse stato un vero flop Maroni avrebbe perso il peso necessario per contrastare il potere sempre più totale di Salvini, adesso invece ha dimostrato di poter muovere milioni di persone e di controllarne il flusso.

Non è un caso che Maroni abbia insistito a negare le evidenti pecche organizzative: gli scrutatori tenuti fino al mattino in attesa di un risultato che poi è stato comunicato comunque in ritardo, le chiavette consegnate ed esaminate in ritardo e molte altri aspetti. La conferenza stampa imbarazzante in cui è stato ribadito più volte che tutto è andato benissimo, anzi che il governatore lombardo è pronto a scrivere al Ministero per spiegare i vantaggi e il funzionamento del voto elettronico, si sarebbe chiusa con delle risate. Invece la versione di Maroni è stata accettata dai più, forse per una strisciante antipatia verso Salvini (il vecchio adagio aiuta i nemici dei tuoi nemici è sempre valido) forse perchè non ci si mette contro una macchina da 25 miliardi di euro come Regione Lombardia.

Ora si attende una nuova infornata di purghe salviniane, anche se il ritrovato peso di Zaia e Maroni potrebbe mettere i bastoni tra le ruote alle pulizie autunnali. Sembra però che il governatore veneto abbia intenzione di giocarsi la partita da solo senza aiutare Maroni nel suo scontro con il vertice del partito. Maroni ha dovuto prenderne atto:

“Rispetto ovviamente le scelte di Zaia e lo sosterrò in questa sua iniziativa, vedremo se riusciremo a fare una trattativa comune con il governo”.

Il Natale non sarà uguale per tutti, ma a questo punto è chiaro che il sogno di Salvini di archiviare le istanze nordiste della Lega è quantomeno rimandato se non affossato del tutto. E la partita per il controllo di Milano e della Lombardia sarà più difficile del previsto.

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